Dreaming (la vida) l’oca

Ci sono quelli “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, in tutte le sue varie declinazioni, tipo “dimmi che film guardi…”, “dimmi che musica ascolti…” etc. e già ti inquadrano, già sanno chi sei.
Ammetto. A volte l’ho fatto anch’io.
dimmi che birra bevi…” … e … non ho amici che bevono NastroAzzurro.  Ma non lo ritengo troppo attendibile come metodo.

Poi ci sono quelli a cui basta semplicemente sapere se sei A o B per avere la tua scheda dettagliata in testa.
Tipo “Boxer o Slip”, “Star Wars o Star Trek”, “Moana o Cicciolina
…ecco, su questo non concordo proprio per niente.
Come si fa a capire chi sei in questo modo? Io indosso sia Slip che Boxer, quasi mai contemporaneamente, non sono fan ne di Star Wars ne di Star Trek e sono fermamente convinto che uno dei più avvincenti film della storia del cinema sia “Moana e Cicciolina ai mondiali” ( > ) . Epico.

Poi ci sono quelli che capiscono chi sei dai sogni che fai. Psicologi da sabato pomeriggio al bar mentre scegli i numeri al superenalotto.

Ecco. I sogni.

Io, quando sono fortunato, non ricordo i sogni. Quando sono furbo, li tengo per me. Quando sono estremamente intelligente, non lo racconto alla ragazza che dorme con me.
Nella vita di tutti i giorni, spesso, non sono fortunato, e mi capita di ricordare i sogni. Poche volte sono cosi furbo da tenerli per me e …beh …non mi ritengo una persona estremamente intelligente.

Diciamo cosi.

La ragazza la conosco/mi conosce da qualche anno, dunque ho già perso alcune (molte) delle possibilità di apparire completamente normale. L’amicizia è finita/cambiata da qualche mese, per dovere di cronaca.

In quel periodo facevo sogni stranissimi. Davvero. In quei pochi momenti in cui riuscivo a dormire.
Quella sera avevamo deciso di uscire per un drink. Erano tipo le 3-4 di notte, eravamo rimasti a bere al bancone del bar, che era ancora molto affollato.

il bar

il bar

Così, quando ordiniamo il quarto giro di vodka consecutivo pronuncio la fatidica frase … “sai, l’altra notte ho fatto un sogno veramente assurdo”…
I pochi passi che dividono la fine della frase e l’inizio del racconto sono facilmente immaginabili da chiunque.

E nella bolgia del bar, inizio a raccontare.

Mi trovavo in una grande città X. Era davvero grandissima, piena di gente, di traffico, di vita. Ma non sapevo, non capivo dove. Poteva essere New York, Sidney. Qualcosa del genere. Non capivo se vivevo in quella città o se ci ero solo andato in quel momento.
Ero stato in giro, ero venuto a conoscenza di una persona particolare e avevo deciso di girare un documentario su questa persona.
Non era famoso, ma era molto conosciuto nella grande città. La sua particolarità era, e tutte/i garantivano, l’essere in grado di “rimorchiare” qualsiasi tipo di ragazza solo parlandoci e di essere, in qualche modo, formidabile a letto.
Avevo raccolto pareri, storie etc in città. Tutte/i concordavano. Dicevano che sembrava “sovrannaturale”. Nessuno capiva come potessere essere cosi chirurgico e impeccabile. Nessuno. E, per quanto detto in giro, sembrava tutto normale per lui.

Metto su una piccola troupe, 1 o 2 persone, pochi materiali, e iniziamo a cercarlo.
Lo trovo, gli parlo, e alla fine lo convinco.
Classico scenario. Io e la mia troupe, stiamo sempre con lui, quasi 24/7 e, senza interferire con la sua vita, lo riprendiamo.
E questo è quanto succede da li in poi. Il tutto intervallato da parti di interviste fatte faccia a faccia, in stanza private, al bar davanti ad un caffe oppure per strada.

Va avanti così per un po di giorni. Vari appuntamenti, varie ragazze, lui che ci parlava per pochissimo, una frase o due, e loro che lo baciavano appasionatamente. Sempre. Frasi più o meno comuni, sguardi intensi e perforanti. Roba del genere.

Il sogno saltava dentro/fuori la videocamera e il documentario. Come vedere il backstage del documentario e il documentario stesso.
Riprese e commenti tecnici tra me e la troupe. Come mettere la videocamera, quale angolo di ripresa, focali, luce, quali domande preparare, etc.
Le scene di sesso venivano “mostrate” in modo mai esplicito. Riprese altamente sfuocate oppure telecamere nascoste che puntavano a quadri appesi al muro o altro. Si sentiva solo i rumori, le voci, i gemiti.

Nonostante le lunghe e ripetute interviste faccia a faccia, non ricordo il viso o il nome del protagonista. Zero.
Durante tutte le conversazioni con questa persona, durante tutte le serie di domande, si notava un velo di incompletezza, di mistero volontario, come premeditato, deciso a non “slegarsi” troppo con me.
E sentivo il tutto normale in alcuni frangenti, perchè non ci conoscevamo da prima delle riprese. Tutta la sua storia antecedente al nostro incontro, anche delle domande alle persone fatte in giro, era completamente sconosciuta. Come se fosse sbucato in città dal nulla, all’improvviso.

Va tutto avanti cosi. Fino ad un evento, che non ricordo, che lo porta ad aprirsi di più con me, quasi totalmente.
Dunque decidiamo di andare insieme nel posto dove è nato e cresciuto. Dove non ritorna da quando ha deciso di lasciarlo.
Non ricordo la lunghezza del viaggio, ma arriviamo a questa grande fattoria nel mezzo del nulla. Come dei film americani. Una casa, grandissima, un fienile, recinti per animali. Tanti animali.

fattoria

Tutto intorno solo campi e boschi. Niente altro. Noi due e una persona della troupe.
Iniziamo una serie di interviste in vari punti della fattoria. Si apre molto di piu. Racconta molto di se stesso.
Sembra cresciuto in solitudine nella fattoria. Solo lui, i genitori e gli animali.
E infatti sembra avere un “feeling” speciale con gli animali. Sembra poterci parlare. Appare in grado di capire e farsi capire.

Tutto prosegue come prima. Come il backstage di un documentario. Commenti tecnici sulle riprese. Molti. Discussioni con il cameramen. Serie di domande faccia a faccia. E sbucano anche filmati in bianco e nero, della sua infanzia/adolescenza, forse ritrovati in qualche scatola in casa. Non ricordo.

Si susseguono immagini di interviste con il protagonista in mezzo agli animali, e in altre angoli nella fattoria.
Le vedo come se guardassi una televisione. Testa del ragazzo in un lato dell’inquadratura, in modo da dare spazio alla sfondo. Ne avevo parlato con il cameramen di questi aspetti tecnici.
Ogni volta, in questo tipo di riprese, sbucava qualcosa in lontananza, sullo sfondo. Dietro i cespugli, dalle foglie di un albero, dai covoni di fieno, da gli angoli degli edifici in legno della fattoria, etc.
Sbucava lentamente e repentinamente scompariva, con lo stesso movimento di ingresso, ma inverso. Dentro e fuori l’inquadratura. Sempre sfuocata. So che c’è qualcosa ma non capisco cosa.

Nella serie di interviste nei recinti degli animali, arriviamo a quello dove ci sono papere,  oche, galline etc.
Qui il protagonista mostra molta più confidenza, sembra quasi contento di essere li. Era gia successo in altri punti, essendo un ritorno a casa dopo molti anni.  Ma qui sembra qualcosa di diverso.
Stessa routine delle altre interviste. Mentre parla si perde con lo sguardo, forse in qualche ricordo particolare, di cui non parla.
Realizzo in quel momento che quello che appariva negli sfondi delle interviste era il collo e la testa di un oca ( !?!?! ). Rivedo nella mia mente le immagini di prima che si mettono a fuoco, come fossi su photoshop. Limpido. Vedo la testa, il collo, il becco giallo.
Lo sguardo dell’ oca, in ogni ripresa che rivedo nella mia mente adesso, segue quello che succede come se comprendesse tutto, ritraendo la testa come se consapevole di poter essere scoperta. Rivedo tutte le immagini in questo modo. Cresce una sorta di disagio nell’aria.
Torno con lo sguardo al recinto delle oche, durante il nostro colloquio. All’improvviso metto a fuoco lo sguardo su un’oca, e questa apre il becco mostrando denti umani ( !?!?!? ).

Da li, in un attimo, in maniera molto concitata, vedo l’oca che aggredisce il protagonista, lo azzanna, staccando gli pezzi di corpo. Vedo chiaramente che gli affonda i denti sui genitali, strappando i jeans. Un bagno di sangue, schizzi sull’inquadratura, sulla videocamera, le altre oche che si allontanano e l’oca-dentata che punta pure me e il cameramen.
Le riprese adesso sono stile Blair Witch Project. Noi che scappiamo, persi nel bosco, l’oca che torna a finire di martoriare il corpo del protagonista. etc.

Alla fine, in qualche modo ci salviamo. Siamo a riguardare le immagini che “abbiamo riportato a casa” e sbuca un video non visto, di quelli in bianco e nero presi dalla casa.
La sensazione qui è come quella di assistere a quello che può essere l’evento scatenante di tutta la storia.

Si vede il giovane protagonista che fa violenta un’oca. La prende da dietro e in piedi, con i pantaloni calati alle caviglie, ne approfitta ( ?!?!?!?!?!?!?!?! ).
E io sono nella testa di tutti i presenti che assistono alla scena. Ascolto i pensieri di tutti. Sento che sono in cerca di spiegazioni ma escono fuori solo domande.
“E’ la stessa oca che lo ha attaccato? Quella che lo ha attaccato era il figlio antropomorfo?! Era umano? Cosa succedeva in quella fattoria? ” e cosi via. Non ricordo tutte le domande di tutte le persone.

Musica da finale di film che rimane inspiegato e sospeso e …mi sveglio di colpo.
Poi col cazzo son tornato a dormire.

( !?!?!?!??!?!?!?!?!?!?!??! )

E le dico “Ecco, questo era il sogno. Son stato qualche giorno a pensare se raccontartelo o meno, pareva troppo assurdo pure a me. E di sogni assurdi, credimi, ne ho avuti.
… e lei, lei mi guarda, col bicchiere di vodka vuoto accanto alla mano appoggiata sul bancone, e mi dice …  “ …  … … ”

Vabbè. E’ importante sapere solo che ho fatto quello che lei mi ha detto.

Sinceramente  … non so se io sarei tornato a dormire con me quella notte 😐

Porca l'Oca

Porca l’Oca

 

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Stereotipi condivisi, segnali non capiti.

sto per lasciare il mio attuale appartamento.

E fin qui, niente di nuovo. Visto che andrò ad abitare il mio 5to appartamento berlinese degli ultimi 3anni circa, tipo l’8vo credo degli ultimi 7anni. anzi, è stata una tra le permanenze più lunghe in assoluto. Provvederò a creare un infografica del mio nomadismo d’appartamento.

E in questo anno abbondante, son stato sempre con i soliti coinquilini. Due ragazzi ed io. Cioè. Non che ci fossero spesso, non che fossimo spesso insieme in casa. Ma quando eravamo tutti, l’equilibro conoscenti-amici era buono.

E poi? Rivaluti tutto? Rivaluti in parte? Non vuoi credere agli stereotipi. Non vuoi cambiare molte opinioni per pochi avvenimenti. O forse no. Non lo so.

Partiamo dall’altro coinquilino, J.

Lo trovo in casa per la prima volta quando vado, cioè vengo, a visitare l’appartamento. Quel momento in cui ti fanno il “casting” per essere eventualemente accettato come coinquilino.

Qui a Berlino, quasi sempre quando cerchi il “tuo” appartamento, qualche volta quando vai a vedere solo una camera in condivisione, ti ritrovi in casa con molte altre persone, tutte li per lo stesso motivo. Assurdo, lo so. Se sei il proprietario dell’appartamento, è meraviglioso, credo.

J arriva leggermente dopo di me, con già 5-6 persone in cucina a parlare in varie lingue. Non mi rendo conto in quel momento che lui è l’altro coinquilino.

Di poco over 30, originario del Nord-America, cresciuto in Germania da quando adolescente. Vive lavorando come cantante d’opera freelancer. Si allena spesso in casa.
Ci metto un po di tempo a capire che non sta cercando di gridare aiuto perché imbavagliato ma sta solo “schiarendo” la voce. Canta in camera, canta in cucina, canta nelle scale, canta in bagno mentre urina, negli intervalli tra un getto e l’altro, ma non saprei spiegare il perchè degli “intervalli”.
Canta indifferentemente a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non disturba nessuno.
E’ davvero secco. La mia mente è cresciuta con Pavarotti-Domingo-Carreras. Ma ha comunque una voce davvero potente.

Beve moltissima birra. Si fa di svariate sostanze stupefacenti. Specie quando passa oltre 24ore di fila in qualche club a ballare techno. Mi trovo bene con lui. Mi accorgo quanto lontano da molti stereotipi sia. Detto ciò si potrebbe pensare che J sia un cantante d’opera come Grande Puffo possa essere ala grande dei Chicago Bulls. Invece no. Spesso è in giro per il mondo in tour. Anch’io ancora mi sto facendo un sacco di domande, ma solo per il gusto di farle, non rispondetemi per favore.

Passiamo al cuore del WG ( WG aka appartamento condivisio).

Folco, nome di fantasia, è l’altro coinquilino. Teutonico. Ma comunque cittadino del mondo. Con me parla prevalentemente inglese. Qualche cosa in tedesco scappa. A volte italiano, ma solo perchè conosce lo spagnolo. Quando c’era la mia ex, polacca, parlava polacco. etc. 40enne. Il nome è quello sul contratto della casa. Sulla posta ci scrivono “Dott”, perciò una qualche laurea ce l’ha. Tra slang indigeni, cambi di lingua improvvisi e traduzioni post-confine di titoli di studio, mi pare di aver capito che sia qualcosa come “ragioniere”. E’ sposato. Sua moglie è spesso in casa. Ragazza a tratti piacevole, a tratti più …tipo … “sembro-calma-ma-tra-3-secondi-ti-sbuzzo-la-pancia-col-coltello-da-pesce”, ma solo per alcuni sguardi persi nel vuoto pneumatico e/o risate che partono con fusi orari transoceanici. Niente di preoccupante. Ci ho fatto molte chiaccherate.

Cosa fa Folco? beh, ultimamente fa lo stronzo schizofrenico direi. Ma non me lo sarei aspettato.

Ma quando l’ho conosciuto, era partito da non troppo tempo con una “start-up”. Si lo so, vuol dire tutto e niente. E’ vero.

Comunque, Folco, tramite la sua startup, mette in contatto online il vicinato per unirli in eventi e attività offline. Vuole rafforzare l’unione delle persone nel quartiere, dare più valore al rapporto umano, ma senza perdere la comodità “dell’internet”. Usare un mezzo cosi freddo per sottolineare il calore umano della solidarietà tra persone che vivono “sulla stessa barca”.
Forse vuole pure diventare reginetta del ballo scolastico, far finire le guerre e mettervi in forma per la prova costume.
Deliri a parte, un grande progetto. E ai primi eventi “seri” ci vanno qualche migliaio di persone. Un grande risultato. E’ bravo, lo ammetto. Ci sa fare. Va sui giornali. Va alle radio. Servizi fotografici sui magazine.

Su qualche foto ci sono anch’io. Succedeva. Mi ricordo una volta, mi sono svegliato, come al solito accanto al mio hangover, sono andato in pigiama barcollante in cucina per un bicchiere d’acqua e che ti trovo, una troupe ad intervistarlo. “moin moin a tutti”. E per fortuna che non dormo con un pigiama coperto di orsacchiotti o nudo con i calzini al ginocchio.
Mi chiedeva di “fare la gente nella foto” perchè ero il suo coinquilino, dunque ovvia comodità, ma anche perchè l’appartamento, quello dove viviamo, è pure l’ufficio della startup, perciò, ero quasi parte “viva” dell’ufficio.

E’ tutto molto bello, e sono io il primo a volerlo dire. Le idee, i metodi per metterle in atto, la dedizione a ciò in cui credi, i valori che vuoi dare, etc etc. e cosi, fluttuando tra le “good-vibes” sbatto la testa contro la solida, la solita domanda. Quella che mi usciva immediatamente fuori quando m’incazzavo parlando con gli artistoidi che incontravo in giro in italia. Spero che non sia l’unico con questa domanda che frulla in testa.
Ma ci guadagni qualcosa? Perché alla fine le spese, il cibo, la macchina, la bici nuova, l’affitto in qualche modo te lo devi pagare. E forse io l’ho solo capito adesso uno dei modi possbili in cui si paga l’affitto, ad esempio.

Allora inizio a parlarne con gli amici, persone diverse da me, con idee e punti di vista diversi dal mio, collezionando opinioni diverse.

La “community” della startup è su facebook. Dunque gratis. Gli eventi non hanno un “biglietto” da pagare all’ingresso, solo se devi affittare un locale. E non sono sponsorizzati da nessuno. E lui ne andava fiero di tutto ciò. E anch’io ne ero piacevolmente impressionato. Ammetto.

– Sarebbe insensato cercare di unire il vicinato facendo pagare “una tassa”-  mi disse una volta. Pensiero bellissimo.

Ma continuare qualcosa che consideri il tuo business in questo modo può voler dire solo una cosa, che sei Babbo Natale. E quelli che ci credono son sempre meno. Mentre quelli che lo vedono come “protetto” della CocaCola sono sempre di più.

E dunque appare assai più chiaro che l’ufficio sia anche l’appartamento. Che chi lavora per lui, scusate, chi partecipa al progetto, lo fa solo da volontario. “Passione ci vuole” dicevano in Boris. E se non sei “volontario” sei stagista. Passione!

Una volta mi propose di “lavorare” per lui. Pagandomi in “shares”. Ho declinato gentilmente.
…poi pensa i casino ad andare a comprare le birre pagando in shares…pensavo.

Cerchiamo di rimanere nel sogno.
Personalmente penso sia normale, più o meno, che nel momento in cui cerchi di realizzare un tuo sogno, e farlo diventare pure il tuo lavoro, il tuo mezzo di sostentamento, ti scontri col la parte meno onirica in assoluto, il soldo.
Credo che quel punto sia uno di quei momenti in cui si può avere un’idea della persona che realmente sei.
Scendi a compromessi pur di realizzare il sogno? Realizzarlo se pur diverso da quello di partenza? O vai dritto contro il muro? Come voglio io o niente! Ok devo trovare un po di soldi, come faccio? Legale, illegale, onesto, disonesto etc.

Qui arriviamo al punto. Agli stereotipi. Alle aspettative sbagliate.

Folco me lo sono sempre immaginato “buono”. Pronto a rimetterci un po pur di mantenere le il suo comportamento “onesto”. Cose come, ad esempio, avere solo stagisti o volontari lo vedevo più come mantenere il progetto ancora un passo lontano dal classico “business”. Ovviamente sapevo pure che non si poteva permettere di pagare nessuno.
Ha sempre guardato “storto” ai business il cui unico finale è guadagnare soldi. Ne ho parlato di questi argomenti, direttamente con lui, con chi ci ha collaborato.

E anche quando altri mi raccontavano ad esempio di un suo viaggio in india, meta spirituale per eccellenza, in cui il principale ricordo era solo di quella volta che un mendicante per strada voleva vendergli un orologio e di come Folco, dopo vari tentativi, è riuscito a far scendere il prezzo, …beh, anche episodi e racconti come questi, non riuscivo a cambiare la mia idea. Pur chiudendo i racconti con espressioni come “ma che cazzone”.
Ho avuto pure la versione “live” di questo episodio, raccontata da Folco, e devo dire che era assai aderente alla versione dell’amica. Era contento di aver strappato l’orologio al prezzo che voleva lui. Aveva fregato chi forse voleva fregare lui. Vittoria. Questo era il punto.
E di episodi simili, ce ne sono stati altri.

Ma per me, alla fine, rimaneva ancora al limite del “buono”. Dai, cazzate, pure di quelle cattive, ne abbiamo fatti tutti.

Una persona del genere, “buona”, nel mio immaginario, se ha bisogno di fondi, di soldi, lo fa al 100% con mezzi onesti. Robin Hood entrepreneur a Berlino. Che coglione che sono.

Una volta aveva provato con i crowdfunding. Normale metodo di questi anni, normale metodo startupparo berlinese.
Lo considero anche  intelligente. E’ una via limpida, semplice, nel bene e nel male. Alcuni miei amici nerdissimi hanno trovato i fondi un progetto. Il loro traguardo era circa 50,000$. promettendo prezzi speciali, riconoscimenti extra, ricchi premi e cotillon, e con un progetto perfettamente spiegato in ogni singolo punto, al limite dello spam, hanno raggiunto più di 200,000$. Sto aspettando il mio pezzo!

CrowdFolco. Scrive i suoi buoni propositi come requisiti tecnici, e chide circa 100,000$ per pagare generiche spese, generici volontari ( pagare??? ) e promettendo abbonamenti scontati ( si, perche l’idea per fare soldi consiste nel spostare il tutto, dopo più di 1 anno gratis su facebook, su una piattaforma a pagamento, comunque mantenendo facebook “perchè tutte le persone sono li ), account da super-premium-inutile-user e oggettistica varia come borse di cotone a circa 7€ ( borse che a Berlino regalano per strada per le inaugurazioni dei kebabbari, borsa che ha provato a vendere pure a me a prezzo pieno, poi gli ho detto che la posso stampare con un totale di 4-5€ ),etc. Risultato, fissando il traguardo a circa 100,000$ ha raggiunto circa 4,000$.

Ma passiamo agli avvenimenti recenti. 2015.

Tralasciamo l’avvenimento che ho voluto prendere come punto di non ritorno.
Una sera incontro J in corridoio, mi dice che la sua tipa è incinta, immagino lo abbia comunque fatto cantando, e che lascia a breve la camera. Ci tiene a parlane prima con me che con Folco dell’eventualità che io possa traslocare in camera sua, che è piu grande. Non afferro immediatamente il perchè.
Mi dice che nell’ultimo anno il suo affitto è passato da 370€ a 390€, a cause di spese generiche che sono a loro volta aumentate, ovviamente senza nessuna ufficializzazione contrattuale.
Confermo con lui che è successo pure a me. Da 310€ a 325€, nelle stesse modalità. J accenna al fatto che l’appartamento, per quanto “cool”, è vecchio, e probabilmente anche l’affitto è di quelli vecchi, perciò molto/abbastanza basso, è che già un affitto-a-camera del genere è molto alto. Ridacchiando dice che forse gia adesso Folco riesce a non pagarci l’affitto di camera sua. Ringrazio, valuto l’eventualità di traslocare di camera e ci facciamo una birra.

Gli affitti a Berlino nell’ultimo anno, in cui io non cercavo casa, sono saliti molto. Come da molti anni. Lo sapevo, ma l’ho realizzato solo quando ho iniziato a cercare. Nella bellissima insensatezza berlinese, molti appartamenti che rispondono a vecchi contratti, hanno degli affitti estremamente economici.

Folco in quei giorni non è a casa, lui e la moglie hanno una casa, che non è anche un ufficio, fuori Berlino. Dunque facciamo tramite messaggi. Per essere più veloci. Scrivo genericamente che vorrei trasferirmi in camera di J, che ci ho già avuto una chiaccherata, sarebbe ok per lui, che aspetto solo il suo ok, di Folco.
La risposta arriva il giorno dopo. Penso, magari perchè è tardi. Ho orari da vampiro. Il messaggio di Folco dice che è ok per lui, che non sa di cosa abbiamo parlato J ed io, e che il prezzo della camera è 450€.

Come già detto, ho cambiato diversi WG, e ho frequentato molte persone che vivono, hanno vissuto in appartamenti condivisi. Sono al corrente dei metodi per non pagare l’affitto facendo “la cresta” sull’affitto delle altre camere. Forse lo farei anch’io. Chi lo sa. Di una cosa sono abbastanza sicuro. Non lo farei alla persona con cui condivido l’appartamento da 1anno, anche fosse il piu puzzolente stronzo del mondo. Gli direi semplicemente di andare via dal cazzo.

Rispondo al messaggio dopo 1 secondo, gentilmente, dicendo che non sono più interessato dunque, che la camera era già alta di prezzo a 390€, ma l’avrei fatto comunque visto che mi piace la casa, la zona, la strada, il coinquilino (???), ma a 450€ sono sicuro al 100% di non volerla. Grazie lo stesso.
Qualche ora dopo arriva un messaggio dicendo “nemmeno per 420€ ?”. Ho collezionato un sacco di commenti per questo messaggio.

La seconda mossa è stata ancora più geniale. Lui si è trasferito nella stanza più grande, affittando la sua, un po piu piccola, ovviamente per lo stesso prezzo. Un po un genio.
Per quanto riguarda camera mia, adesso la potete trovare sui siti di annunci per 395€.

Fondi per la startup forse.

Inoltre, inizio a pensare che possa avere una multipla personalità latente.
Pochi giorni fa mi ha chiesto se volevo il divano che aveva in camera ( sta comprando tutti i mobili nuovi, è la prima volta in più di 1anno che gli vedo comprare qualcosa per camera sua ), che poteva tenerlo lui fino a quando non avessi traslocato. Gli ho detto grazie, che è sempre bello avere regali per la nuova casa. Forse lui non intendeva “gratis”, questo ho pensato quando, 5min di orologio più tardi, stava spostando il divano in camera del nuovo coinquilino, che in quel momento non era in casa.
Ha detto di no ad un ragazzo 21enne, per affittargli camera mia, dicendo che è troppo giovane. Il nuovo coinquilino che ha preso per camera di J ha 23anni. Solo come esempi.

In tutto ciò, ancora lo reputo, credo, una buona persona. che si sbatte per i suoi progetti, per quello in cui crede. Forse.

Un altra teoria che ho, è che sia posseduto. Sarebbe assai piu normale per me. Come ne “Il ritratto di Dorian Gray”. Dico questo perche accanto al portone di casa mia, tra i moltissimi graffiti, ce n’è uno, un viso, che è uguale a Folco, solo nella versione malvagia. Un avvertimento? Una maledizione? Potrbbe essere. perche no?
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Mandarò la foto di Folco forse solo su richiesta privata.

In tutto ciò, il 2Maggio trasloco. Non lontano da dove vivo adesso. La via si chiama Mühsam strasse. Ok cosa vuol dire strasse. Ma l’altra parola? …un segnale?

 

i capelli cedono alle teorie

nota: post scritto surfando onde di sake indomabili. questo succede se vai in un ristorante giapponese e offri da bere sake ad una tipa che nn beve sake. se siete astemi, per la vostra incolumità mentale, non leggete.

le cose succedono“, un giorno questa frase me la farò tatuare sull’anima. appena capiscono come fare. per il momento me la ripeto nella mente in loop, come la prima canzone che senti la mattina appena sveglio che nemmeno ti piace ma che resta li fino a sera.

le cose succedono” mi piace pure come frase, trallaltro.

perchè la puoi usare per avvenimenti piu o meno importanti, piu o meno inutili, piu o meno –completa tu la frase!

quanto è diverso “buffo” da “strano” pensavo. forse capendo la differenza, alla fine ho detto, “è successa una cosa buffa“.

ottobre 2014.
organizziamo una di quelle serate intime di expath italiani. serata Cc aka CenaCinefila. ma siccome l’ultima persona tarda ad arrivare ( #donnechefannoaspettaregliuomini ) postponiamo il film intellettualmente impegnato per sollazzare i nostri ricordi filmici con un film-di-attesa-dell’altro-film.

Siamo ragazzi vecchi nati negli anni 80. non tutti potranno capire. no. ma a noi ci eccitava l’intelletto e smuoveva l’interesse la donna giornalista americana con i capelli cotonati e il cappotto impermeabile giallo-taxi. che si accompagnava per le strade newyorkesi ( o se preferite gnuiorchesi ) con 4 altri individui non certo esteticamente invidiabili ma sicuramente cromaticamente distinguibili nei dettagli tessili.

vabè. se stavamo a guardare il primo film delle tartarughe ninja. se preferite la via meno aulica.

vuoi la birra. vuoi i gusci di tartaruga. vuoi l’assenza di super mario bros con i gusci. vuoi l’intelletto stimolato. vuoi cosa vuoi. ne usciamo con una teoria.
secondo i presenti impugnanti una birra, Tatsuo ( che non voglio spiegare chi è perchè se non conosci il film delle tartarughe ninja non dovresti essere arrivato qui a leggere )

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è il perfetto risultato della fusione tra dei noti calvi italiani. tipo che se prendi Maccio Capatonda e lo fondi con Roberto Saviano aggiungendo quanto basta di Saturnino Celani ne esci fuori con Tatsuo agilmente. Aggiungo il grafico per chi ancora nn ci ha capito un ca$$o.

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la cosa succede quando mi metti in mano un telefono col tasso etilico vagamente oltre i miei limiti. Quante relazioni ho dovuto troncare per rimediare al danno di averle fatte iniziare scrivendo robe sullo schermo che mi illuminava l’occhio gia lucido.

e allora, quale migliore via per accertare l’ipotesi se non mandare  “l’infografica calva” ad uno degli interessati? e #twitter , nel caso specifico, e simili, con l’aiuto dell’alcol come al solito, ci aiutano a fare ste cazzate.

io, sinceramente, e nulla me ne voglia la star del post ovviamente, ma avrei mandato tutto a Tatsuo.
ma nella vita reale le cose funziona diversamente. siccome il tasso alcolico limite ancora non era stato superato, invece che scrivere direttamente a qualcuno, la timidezza ti porta solo a taggare tutti. sperando che nessuno degli interessati legga.

e invece. mesi dopo. mentre stai tranquillamente in uno scantinato a guardare un festival di cortometraggi anonimi tra joint, alcol e cani, mentre in superficie, dove le birre costano il triplo, a pochi km, proiettano forse il vincitore della Berlinale, ti arriva una notifica sul cellulare. twitter.

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possiamo dunque dire che la teoria dei calvi regge ???
le cose succedono, i capelli cedono.

Mamma ho perso l’aereo. No, l’ho ripreso! …no no, l’ho riperso, come tutti gli altri.

Ė un po il mio racconto di natale. Non ci saranno il fantasma del natale passato/presente/futuro, purtroppo, per motivi di crisi mi son potuto permettere solo un fantasma, ma comunque all’altezza delle aspettative, se chi legge si trova nel pubblico.
La morale quest’anno verra fatta da: il fantasma del natale di merda.

Ho già scritto molti post natalizi, un rapporto di amore e odio, ma senza amore. Quando ho scoperto che babbo natale nn esisteva, tra me e me, da piccoletto (esatto, nn l’ho scoperto ieri) mi son detto “manco il titolare ci vuol passare da sta merda“.

Il fulcro temporale della storia ė: il giorno del rientro in italia. I tempi gireranno intorno a ciò. Forse pure alla cazzo di cane come Renė insegna, ma comunque intorno a quel cazzo di giorno. Sabato mattina. Ore 9:30am il volo parte da Berlino Tegel. Circa 50min da casa mia.

– Circa 20gg prima aka il prologo
Dopo varie bestemmie prenatalizie trovo un volo per tornare a casa. Visti i prezzi e il mio rapporto con l’asse del tempo nel grafico tempo-tempismo, il biglietto a/r della simpatica compagnia low-cost arancione, dove “low” sta per “credici”, mi diceva circa 450€. Poco low ma comunque molto cost.
Dopo aver provato ad accennare a Madre che forse nn sarei tornato, ed aver sfiorato l’incidente diplomatico con la Germania, il karma (fottuto figlio di puttana) mi ha fatto trovare un’altra soluzione. Tegel-Firenze  per meno della metà.
Scatta il programmone Filini per l’arrivo, manco fossi il Papa. Madre, Padre, Fratello e prole (ndr. 4anni) che mi vengono a prendere a Firenze per andare a fare pranzo insieme in centro sulle note di musica rilassata.

– Circa 10gg prima
Problemi di salute, settimana lavorativa piena, partenza alle porte. Prendo una decisione drastica, ferma, irremovibile:
“La settimana prima di partire faccio ufficio-casa. Zero feste, zero drink, e sabato mattina partenza”

– Martedi prima della partenza.
Esco. Ho un cuore anch’io. Forse non un fegato. Parliamone del cervello. La coscienza dovrebbe esserci (mai quando serve!). Ma il cuore, con la “Q” probabilmente, ce l’ho. Dunque volevo salutare un paio di amici.
Dove andiamo? Al bar dove andiamo ogni martedi. Ovvio. Mezzilitri di birra ad 1.5€. Perchè no?
Non pensate male. Premetto subito agli amici che berrò solo un paio di birre e me ne andrò. Loro comprendono, con stupore, per la decisione, e incredulità, per la sua riuscita.
Dopo alcune peripezie, verso il quarto mezzolitro, succede che iniziamo a chiaccherare con colei la quale pensavo fosse la barista, della quale sono, ero, fui, sono, fossi, sono stato, fottutamente innamorato. Un’animale da bar. Letteralmente. Esce fuori, tra vari abbracci polipati e simili che, pur vivendo dietro il bancone, non è la barista. Almeno non solo. E’ la proprietaria del bar, nonché proprietaria dell’edificio. Questo, ovviamente, fa crescere l’innamoramento. E, anche se lei non lo sa, e nemmeno il suo ragazzo lo sa, all’ottavo giro di shots offerto da lei, era diventata una cosa seria. Tralasciamo il resto.
La serata finisce verso le 4:30am. sveglia 6.30am.

– Mercoledi prima della partenza.
Gli amici da salutare non finiscono mai. E non posso certo dire di no a “dai, una biretta per salutarsi primi del natale”. Sono molte cose, non certo una persona maleducata.
Serata abbastanza tranquilla. Specialmente se paragonata alla serata precedente. Saltando gli eventi vari, riesco ad essere a casa, incredibilmente, verso le 3:30am. una serata tranquilla e gradevole. Sveglia 6.30am.

– Giovedi prima della partenza.
Gli amici da salutare … no no. Sembrano finiti. La serata promette bene. Casa, bagaglio, relax, preparazione. Sembra tutto filare benissimo. Arrivo a casa, butto un po di roba in borsa e … messaggio “ciao! come va? ci sei per una birra per salutarsi prima di natale?” …cristo.
Una tipa vista forse due volte. Penso, valuto. Processi mentali lunghissimi e incredibilmente complicati attanagliano la mia capelluta testa. …ma si, sembrava una ragazza carina, andiamo a farci due chiacchere.
Primo drink, primo locale, ci chiedono di andare via che devono chiudere. Secondo drink, secondo locale, ci chiedono di andare via che devono chiudere. Terzo drink, terzo locale, ci chiedono di uscire che devono chiudere. Quarto drink, …no no. Colazione in un forno molto vicino a casa mia.
Lei mi dice che deve andare, che si è fatta una certa. Io penso che tra le mie più grandi pensate di sempre c’è quella di non indossare mai orologi. Sto valutando di comprarne uno.
Ci salutiamo. Torno a casa. Apro la porta di camera mentre suona la sveglia. 6:30am. Ok, oggi mi tocca la maratona, doccia, caffeina, ufficio, caffeina, caffeina, caffeina.

– Venerdi prima della partenza.
Torno a casa morto e convinto. Stasera camera. Per forza. Finire la borsa, dormire, sveglia e italia. La vita in assenza di coscienza riserva un sacco di sorprese. Finisco ( quasi completamente ) la borsa. Mi guardo in giro. Tutto fila liscio. Il cellulare vibra. La tipa della sera prima chiede di ribeccarsi. Il cellulare vibra. Un amico m’invita per una birra veloce.
Guardo la borsa. Quasi completamente finita. Guardo il cellulare. Prendo la decisione drastica. Dico alla tipa che non ci sono, birra veloce con l’amico e casa. Piano perfetto. Niente può sgarrare. Lineare. Un “fottuto orologio svizzero”! …non ho mai portato l’orologio…
Alla fine la serata si allunga. La tipa arriva comunque. Toglietemi il cellurare di mano se sono vicino a fonti alcoliche, per pietà.
Si beve. Si fa festa. Gli amici lasciano prima di me, mancando comunque ampiamente l’obiettivo della “birra veloce”.
Restiamo io, la tipa e il divano molto vissuto del bar. Tutto molto ovvio. Un po come quando un idraulico suona alla porta di una bionda seminuda in un film porno.
Almeno il bar non voleva chiudere.
La strada verso casa si costella di soste. Doppia AA. Alcol e Amore. La tipa, amorevolmente, declina l’invito a salire su da me, perchè non voleva disturbare la mia partenza ( ?!?! ) e dunque torno ancora a casa, apro la porta di camera, situazione personale pessima, ore 5:30am. La sveglia è messa per le 7am circa. Per essere in aeroporto verso le 8:30am. E staccarsi leggiadri dalla pista di decollo verso le 9:30am. Mi sdraio nel letto per una pennichella veloce, reduce dai succesi della “birra veloce”, lasciando le luci accese. Anche da sbronzo marcio non mi scappa nemmeno il minimo particolare.
Pronto per l’italia.

– Sabato della partenza.
Apro gli occhi. Palpebre pesantissime. Vedo molta luce entrare dalla finestra,forse troppa essendo cosí presto. Oppure é solo l’effetto dato dalle luci ancora accese della camera. Mai dormito allo stadio di San Siro?
Mi congratulo comunque con me stesso. Classica alzata automatica poco prima della sveglia. La zona cesarini della mattina. Controllo l’ora sul cellulare, dice: 9:21am.

Un blocco totale. Sguardo all’ora e bestemmie al soffitto,sguardo all’ora e bestemmie al soffitto,così per un po’. Salto giù dal letto, barcollante. Ecco, non sapere cosa fare ma essere certi di dover fare qualcosa.
La camera rispecchia un po gli ultimi giorni trascorsi. Mi allaccio intorno alla testa la fascia di “karate kid” pronto, non so ancora in che cazzo di modo, a risolvere la cosa.

Bagno, lavarsi il viso senza nemmeno guardarsi allo specchio. Corsa al computer. Intanto chiamo mio fratello per dirgli “Ho perso il volo, non so se torno, ferma tutto e nn andate a firenze all’aeroporto. tieni il cell a portata di mano, ti faccio sapere cosa succede
Cerco i numeri della compagnia aerea, vari rimbalzi telefonici tra persone e uffici, tutti inconcludenti. Non avevo riposto troppo speranze in un volo pagato 80€, ma sapete, sono un sognatore, specie se non dormo.

– Sabato della partenza, ore 9:50am circa. Volo1: perso.
Prendo un’altra decisione: voglio risolvere adesso, partire oggi, altrimenti non parto più. Controllo subito uno di quei siti di “comparazione prezzi volo( ndr. ho appena ricevuto un’offerta di lavoro da un concorrente del sito che ho usato, il karma non mi ama ) e trovo un volo in partenza da Berlino alle 11.50am. Decido che deve essere mio.
Butto a caso altre cose random in borsa. Mi infilo direttamente i vestiti della sera prima. Quelli avvolti dalla nube di tabacco e fumi di birra e vodka. Cappellino di lana per non pettinarsi. E via, come un Forrest Gump a cui non hanno detto ancora di fermarsi.

– Sabato della partenza, ore 10:05am circa. Volo1: perso, Volo2: direzione stazione.
Corro come un pazzo per strada. Per “fortuna” vivo vicino ad una stazione da dove passa un treno che va diretto in aeroporto, molto meglio collegato rispetto a quello dove avrei dovuto essere. Una mano sui pantaloni, a sorreggerli, l’altra a tenere il laccio del borsone, per correre meglio.
Distanza casa-stazione al 50%: laccio della borsa rotto, borsa per terra. Sguardo al cielo, Lui ha capito. Borsa in braccio, come ragazzo-padre di un bambino sovrappeso, e corri Forrest. Treno preso. Direzione aeroporto.

– Sabato della partenza, ore 10:40am circa. Volo1: perso, Volo2: arrivo in aeroporto.
Entro nel terminal del mio volo, correndo col bambino obeso in braccio e i pantaloni sorretti da movimenti alternati di chiappa destra-sinistra. Faccio quello che ho sempre sognato di fare, in condizioni estremamente diverse: “ciao, mi serve un biglietto adesso, dov’è il banco per farlo?”
E mando un messaggio a mio fratello “forse ho trovato un volo, non per Firenze ma per Pisa. ma aspettate a partire”
Effettivamente il “bigliettaro” in aeroporto è una cosa che frega a pochi. Comunque, corro dal bigliettaro. Davanti a me, una donna sudamericana che sta comprando un biglietto, senza nessuna fretta. Sta raccontando alla tipa al banco storie della sua vita, delle sue peripezie. Passa troppo tempo.
Quando finalmente se ne va corro al banco: “ciao, so che c’è un volo per Pisa alle 11:50am, un biglietto per favore”. Lei velocissima, forse capisce il dramma, mi dice il prezzo, per semplificare il conto, invento: 100€, soldi nel mio portafoglio 99,99€. Ok, fottesega[cit.], pago con la carta. Qual è la risposta che nn vorreste sentirvi dire adesso? Esatto, “non accettiamo carte”. ( ndr. in questo momento sono ancora sotto la soglia di spesa del primissimo volo che avevo trovato e che nn avevo voluto comprare per l’eccessiva spesa. )
Sgrano gli occhi, sarei disposto a pagare pure col mio corpo, se solo non valesse così poco. Ma il karma è dietro l’angolo. Seduto dentro un camion col motore già accesso mentre aspetta che tu svolti l’angolo. Giro la testa, vedo un ATM della mia banca, il classico miraggio nel deserto. Guardo la tipa, le dico di non toccare niente sul computer, corro dal ragazzo dietro me in file, gli dico di non muoversi che faccio subito.
L’ATM della mia banca mi rifiuta 2 carte nel giro di 5min. La bigliettara annulla il biglietto e mi dice che all’altro terminal c’è un altro bancomat. Imbraccio la borsa obesa. E corro. Ancora cazzo.

– Sabato della partenza, ore 11:20am circa. Volo1: perso, Volo2: lavorando per perderlo.
Nella corsa tra terminal A e B finisco di rompere la borsa. Ma comunque, bancomat, carta, soldi, 3€ di commissioni che non era la mia banca. Borsa in braccio, soldi accartocciati nell’altra, pantaloni a meta chiappa ( in quel momento realizzo che forse avevo dimenticato la cintura ) e corsa da B ad A. Dalla bigliettara, chiedo alla gente in fila, quasi gentilmente, di poter passare avanti. Metto i soldi sul banco chiedendo “il solito di prima”. Vita da bar.
Prendo il biglietto chiedendo come “bucare” anche la fila per imbarcare il bagaglio. Lei mi sorride senza dire niente.
Buco comunque tutta la fila, guardando tutto con uno sguardo tipo Nic Cage, quasi impaziente di vedere qualcuno provare a dire qualcosa.
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– Sabato della partenza, ore 11:20am circa. Volo1: perso, Volo2: quasi preso.
Nella fila per il checkin, mando un altro messaggio a mio fratello, dando il via libera per Pisa. Il ragazzo davanti a me, che mi aveva visto dal bigliettaro e correre a quasi-chiappe-de-fora per aeroporto mi fa pure passare avanti, sorridendo stile “meglio a te che a me”.
In fila per l’imbarco mi scontro pure con Joachim Löw, che in un primo momento non riconosco, ma sinceramente ancora sto provando a realizzare cosa è successo nelle poche ore precedenti, e chiedo scusa a tutti coloro che gli avrebbero mimato l’esultanza di Balotelli al secondo gol contro la Germania. Scusate.

– Sabato della partenza, ore 13:20am circa. Volo1: perso, Volo2: preso, l’arrivo è solo l’inizio.
Arrivo in aeroporto a Pisa. Ovviamente l’escursione termica di 1000gradi mi porta a levare il giubbotto, camicia aperta e cappellino ancora su, dato che avevo i capelli di telespalla bob.

Arrivo davanti a madre, padre, fratello e prole dopo avere perso un aereo, cambiato un aeroporto, con i vestiti che sanno di tabacco, alcol e altro annusabili a 10mt di distanza, con la faccia “abbastanza” distrutta e, senza che me ne fossi accorto, un succhiotto della dimensione di un iphone 6+ in bella vista sul collo.

La chiusura è stata offerta dalla figlia di mio fratello, Sofia, 4anni, che rivolgendosi a mia mamma, dopo una prima occhiata, chiede: “ma Federico è un adulto come gli altri?”

Adesso corro a disabilitare i commenti a sto post.

– L’arrivo è solo l’inizio. Il karma fa gli straordinari. Il dopo, velocemente:
– raccontando la storia ad amici, salta fuori che se prenoti A/R e perdi l’andata, automaticamente per di pure il ritorno. Chiamo la compagnia, confermano. prendo un altro biglietto ancora verylowcost.
– dopo 3 giorni in italia di drink per salutare gli amici (sempre la stessa storia!), tra uno giro e l’altro in auto, tra una birra e l’altra, realizzo di non aver preso la patente. Dimenticata a Berlino.
– il telefono cade per la milionesima volta e lo schermo si fotte. Chiedo in Italia, 1settimana/150€. al ritorno a Berlino, nel quartiere turco, tutto ciò diventa 3ore/40€.
– riparto, da Firenze stavolta, e quando mostro il biglietto al banco mi dicono “come mai ha prenotato 2 posti sullo stesso volo
ok. basta.

questa un po la sintesi del mi santo natale. il mio santo fottuto natale.

[AddiritturaDodici] Frasi che non vorresti sentirti dire da un ragazzo al secondo appuntamento.

È una sfida? No, perché se è una sfida io raccolgo eh?
Mi si dice che latito, e come dar torto a queste voci. Se io sono la coscienza di Sickfede, lui è la mia incoscienza? Potrebbe anche darsi, ma siamo troppo fisicamente lontani per verificarlo. Meglio, sennò mi avrebbe già portato sulla cattiva strada.
Anyway. Il compare mi ha steso con la sua lista di sciocche frasi da donnette (ma che donnette frequenta, dico io…), dunque questa è la mia lista o quasi di frasi (alcune pericolosamente simili alle sue) che non vorresti sentirti dire da un ragazzo al secondo appuntamento, o anche MAI.

12. “Esco un attimo a fumare”
Bello. No dico, BELLO! Mi inviti fuori, siamo solo io e te a cena, o pranzo, o aperitivo, o quello che è, stiamo chiacchierando e io sto ancora mezzo decidendo se dartela o no (perché SI’, la regola del terzo appuntamento vale ancora, specie dopo i 30), e tu hai la bella pensata di lasciarmi sola al tavolo come una stronza col cellulare in mano PERCHE’ DEVI USCIRE A FUMARE?!?! Facciamo che ti devi curare, e intanto con qualcos’altro in mano ci puoi restare tu.

11. “I centri sociali mi mettono a disagio”
Ecco, questo non dico che mi faccia arrabbiare o chissà che, mi mette solo un po’ tristezza, perché penso “diomio, che razza di adolescenza sfigata hai avuto?”. Non dico nemmeno che devi essere ‘o zulù e cantare Curre curre guaglio’ a ogni occasione, e capisco che dopo una certa uno non è che può passare ogni sera in mezzo ai cagnacci e alla polvere, ma voglio dire, ai centri sociali gli si vuole bene! A prescindere! No disagio! Perché ci abbiamo visto i primi concerti, bevuti le prime birre, fumati le prime sigarette (di tabacco e di droga). O almeno IO negli anni 90 facevo questo, tu che diavolo facevi?

10. “Sì, io viaggio un sacco. Dovunque. Una settimana, villaggio turistico”
Uhm. Io sui viaggi chiedo sempre qualche lume. Perché a me piace girovagare e gradirei qualcuno che perlomeno avesse lo spirito giusto, non è che devi essere Indiana Jones (io non mi reputo Indiana Jones. Al massimo Alabama Jones), ma almeno avere la curiosità di vedere posti esotici. Però ricorda che non hai 70 anni, non hai bisogno del maggiordomo, hai le capacità per portare uno zaino e prenotare una camera in inglese, o comprare un biglietto del bus, o ordinare un piatto locale. Quindi per me “viaggiare” non è una settimana al villaggio. Parliamo di due cose diverse.

9. “Ho perso il conto delle donne con cui sono stato”
ESTICAZZI!!! Qual è la molla perversa che scatta nel cervello dei maschi a un certo punto, e che gli fa dire una cosa del genere?!?! Pensano di essere FICHI? Pensano di fare colpo? Io giuro non me lo spiego. In che modo dovrebbe colpirmi un’affermazione del genere? Oltre a pensare che sei un puttaniere con la sindrome dell’insicurezza perenne e forse ce l’hai pure piccolo, non mi viene in mente altro.

8. “Non ho mai visto Fight Club”
Ok, io non pretendo che quelli con cui esco abbiano la stessa identica conoscenza enciclopedica del cinema che ho io, che sono una ex-nerd e ho passato metà della mia vita in un cinema o davanti alla tv, perché magari loro hanno vite più dinamiche, escono di casa, non hanno soldi da sprecare, hanno altri interessi. Va benissimo. Rinuncio tranquillamente e senza drammi all’homo cinefilus. MA CAZZO FIGHT CLUB?!?!? PURE I SASSI L’HANNO VISTO!!! SEI STATO IN COMA DAL ’98 FINO A MEZZ’ORA FA?!? Potrei reagire così. Magari senza darlo a vedere, ma nel mio cervello così.

7. “Sei bellissima, dormi da me dai, facciamo colazione insieme, ti accompagno io domani, puoi lavorare da me se vuoi, se ti piace te lo compro, lascia da me lo spazzolino, ecc. ecc”
Ecco, questo è il classico trappolone. Attente, donne! Ricordate che siamo sempre al SECONDO appuntamento. Il punto non è tanto dartela, quanto che forse te la prendi e non me la ridai mai più. E insomma, fior di femministe ci hanno edotto su quanto l’utero sia roba nostra. È molto bello ricevere complimenti e attenzioni e coccole e altro, ma esiste anche il tempismo (pure per i maschi, esatto) e diciamo che passati i 30 siamo cadute dal pero già da tempo e L’AMORE FOLLE dopo due uscite non ci convince molto. Sesso folle sì. Amore folle di meno. Specie a parole, da un uomo. Quindi potresti essere, a scelta, uno sfigato che non ne ha mai vista, un puttaniere poco furbo, un mitomane.

6. “Sono fidanzato”
Cos’altro aggiungere? Un plauso alla sincerità (però ricordami un attimo cosa ci faccio qui). E a mai più rivederci, perché guarda, io casini proprio no, scusa eh.
Esiste una rara variante, fortunatissime quelle a cui capita, ovvero “sono fidanzato, ma lei non lo sa” oppure “sono fidanzato, ma lei sta con un altro”. Dopo aver udito ciò, al posto del plauso, una telefonata alla neuro. Veloce.

5. “Non ho molti amici…”
Ehm, potrebbe rivelarsi un problema non da poco. Intanto chiediamoci PERCHE’. Se sembra un tipo appostissimo, carino, bravo, simpatico e tutto, ma poi è solo come un cane, la magagna dov’è? È un sociopatico? È un rompipalle? Gli puzza l’alito? Nel migliore dei casi è muto. Dunque pensiamo a un’eventuale relazione. Io e te, te e io. Che però sei muto (nel migliore dei casi). Oppure io, te e gli amici miei, che Iddio li conservi. Chi non ha amici ha problemi, ecco come stanno le cose. E se non li ha, li avrà. I problemi.

4. “Non pratico sesso orale”
Incredibile, ma pare che valga anche per gli uomini. Incredibile signore e signori. Quanta strada farà nella vita gente così? Poca. Ripeto quello che ha detto il compare: certe cose confessatele subito, così ci risparmiamo un sacco di fatica. Inoltre, quella è la porta, ciao.

3. “Sono a dieta”
Ah. Forte. Anche qui, chiedersi immediatamente PERCHE’. È oggettivamente in sovrappeso? È un palestrato maniaco del fitness? Ha milioni di allergie? E soprattutto: mi conterà le calorie della margherita che ho davanti? Se a lui sta bene che io mangi come un cucciolo di caimano e non dia ALCUNA importanza alla sua dieta, allora potrebbe anche funzionare. Ma la vedo dura. L’uomo astemio pure pure, quello che non mangia è un mistero bello e buono, di difficile interpretazione. E comunque mi piace la panza. A chi non piace la panza? Eddai, su. La dieta, pffffff.

2. “Vivo coi miei”
Sempre posto che parliamo di over25 (almeno) , questa è una cosa che mi provoca seri scompensi. Hai delle motivazione VALIDE per vivere ancora coi tuoi? Sei indigente, hai genitori a carico, sono malati, non hai un lavoro, non ti è possibile mantenerti in alcun modo? Ok, hai tutta la mia comprensione, sono tempi duri. SE PERO’ lavori, i tuoi stanno meglio di me, hai uno stipendio decente, potresti startene in affitto per conto tuo, magari hai pure una casa di proprietà ma non ci vai perché NON TI CONVIENE… allora no. Siamo agli antipodi. Mi fai fuggire a gambe levate.

1. “Ci ho ripensato. Scusa”
Altrimenti detto “il ninja”, l’uomo che scompare. Può accadere dal secondo appuntamento in poi, in QUALUNQUE momento, giorno, mese, anno della storia. Anche prima di fare sesso! Certo, se capita subito meglio. Si mimetizzano benissimo, ne infinocchiano a pacchi, studiano anni il metodo infallibile. Si scusano pure. Si straziano. A voce, via mail, via telefono. Però ci hanno ripensato, senza se e senza ma, e PUFF! meglio di Houdini. Qualora capitasse, non è che una non vorrebbe sentirselo dire, vorrebbe proprio che il genere maschile si estinguesse. A botte di napalm.

Fatto. Quante saranno quelle capitate ad Alabama?
Sempre troppe.

 

[QuasiDieci] Frasi che non vorresti sentirti dire da una ragazza al secondo appuntamento.

Quest’anno sono stato in grado di saltare quasi tutte le classifiche di fine anno. Top qualsiasi cosa fosse. Dunque mi sento meno in colpa del solito a scrivere classifiche del cazzo. Ė diciamocelo, a volte ė assai più semplice di un post. E poi…Alabama latita…sedotto e abbandonato, come al soliti.
Dieci punti? Undici? Top five al risparmio che siam sempre in crisi? Mettiamo top-quasi-dieci. E vediamo come va.

Come si nota nel titolo, c’è il condizionale. Manco iniziate a pensare “questa gli ė successa davvero” e simili. No.
E poi, secondo appuntamento, altra cosa da tenere in mente.

11. aka bonus track. “… ho votato ForzaItalia… “
Non vorrei sentirmi dire questo al secondo appuntamento, beh, semplicemnte perchė … potrebbe piacermi. Si si, ma non in quel senso. Vuoi mettere il senso di rivalsa mista a vendetta che ne potrebbe scaturire?! Rivalersi e vendicarsi di anni e anni bla bla bla… facendo sesso. Non mi sentirei a posto con me stesso e la mia etica di comportamento. Dico, anni dopo potrei svegliarmi ripensandoci ė standoci male. Potrebbero essere 2min d’inferno. No no. Ho gia abbastanza problemi. …speriamo.

10. “…parlavo oggi con mia mamma, le ho detto che stavo poco bene, e lei mi ha risposto ‘povero Federico’ (nome inventato ovviamente)”
Cioè, al secondo appuntamento?! Ma cosa cazzo vi passa per la testa? Ok, il più delle volte a noi maschi ci manca (per fortuna) tutta la formazione emozionale che può dare roba tipo “una mamma per amica” etc e ci focalizziamo più su cose tipo “una mamma amica del ragazzo della figlia” ma dico, al secondo appuntamento sentirsi dire questo? Mi fa preoccupa quasi meno l’imposizione di non darla prima del terzo appuntamento. Anche perchė, per fortuna, sembra ormai una cosa old-school. Davvero, potrei rimanerci molto male.

9. “…amore amore Selfie!!! “
Non tanto per il #selfie in se. Studi scientifici hanno attestato che quando sono estremamente sbronzo mi faccio selfie di cui rimuovo automaticamente e immediatamente il ricordo. Inoltre ormai sto dentro questo tunnel selfico.
Eh si, ė la parola Amore. Sentirla prima di qualche decade di frequentazione mi fa sempre paura. Ma se preferite, si, ė selfie che mi turba.

8. “…ma dunque poi ci hanno fatto un libro dal film di Fight Club?…”
Come esempio. E, per favore, se qualcuno che legge non capisce, via da sto blog adesso. Io tronco subito la relazione per cose del genere. Per questo preferisco mi vengan dette certe cose, eventualmente, dopo un po di tempo che ci si frequenta. Ormai sto finendo i motivi-quasi-validi per concludere una relazione. Sento che son quasi alla storia del viaggio nel tempo. Percio sentirsi dire una cosa del genere alla seconda uscita mi fa preoccupare.

7. “ …oggi ho comprato un altro paio di hogan”
Dovrei forse aggiungere altro??? Beh si, avete ragione. Dunque, ė valida a meno che non si parli di due número due Hulk Hogan. Ma lui ė unico. Questa opzione sfuma subito.

6. “…ho capito, c’è un’altra”
E devo ammettere ragazze, e non mi ė facile, voi capite sempre tutto. Ma non capite mai quando ė il momento giusto. E questo un po ci salva. Oltre a vari altri trucchi che ė meglio nn svelare adesso. Che io sia il Rocco Siffredi dei poveri, che stia pianificando di ripopolare il globo, che sia sterile, Che sia don Matteo senza bici, o Che sia che cazzo ti pare, è la seconda volta! Scegliamo i nomi dei nipoti al 3zo appuntamento?

5. “…ich spreche nur Deutsch. keine anderen Sprachen. Entschuldigung.”
Questi sono i problemi del vivere all’estero. Anche perchė dovrei chiedermi come cazzo ho fatto ad arrivare al secondo appuntamento! Che superpoteri ho? Dunque parlo tedesco ė non me ne rendo conto? Dunque sono tedesco cazzo!!! Addio.
E i “contro” della cosa sono che, senza capirsi la storia potrebbe durare troppo poco o troppo a lungo! Nessuna via d’uscita.

4. “…io non pratico sesso orale…” ( versione educata, dedicate a G. )
Teniamo sempre presente che siamo al secondo appuntamento. Farebbe strano pure al 1000simo, lo so, specie pensando a tutte le volte che hai provato a spingere gentilmente giu con la mano sulla testa di lei fingendo di accarezzarla dolcemente. Un Sacco di tempo perso invano. Però ci sono alcune cose non andrebbero fatte notare cosi bene e cosi velocemente. E non sto a citare il mio vecchio datore di lavoro/filosofo! (…non fare i pompini ė immorale, non ti fidare delle ragazze che non lo succhiano)
…quel lavoro mi ha rovinato o migliorato?

3. “…che lavoro faccio? è un po una storia lunga. io nasco attrice teatrale. dopo varie peripezie della nella mia movimentata vita adesso sto recitando momentaneamente per una piccola compagnia locale, in attesa di un’offerta migliore. Ogni tanto passo il tempo facendo la cameriera in un ristorante”
Immaginate la scena. Aperitivo, in 2 seduti al tavolo, lei finisce con sta frase. Lui che beve un altro sorso di negroni, poggia il bicchiere, si alza, appoggia le mani agli angoli del tavolo quadrato e ribalta tutto con un unico movimento. Prende il giubbotto dalla sedia, va verso il bancone ė chiede al barista un altro negroni, da portare via, che quello prima si ė rovesciato. E mentre si allontana dal bancone aggiunge, il conto al tavolo, la mia amica ė attrice.
Beh, se vedete questo, fermatevi e salutatemi, non fate I maleducati, potrei essere davvero io.

2. “…so che potrebbe essere un problema la mia età…”
Con una frase del genere, se son sobrio, inizio a guadarmi intorno alla ricerca di polizia, investigatori privati, fratelli maggiori che fanno wrestling, padri ex campioni di boxe… Senza pensare che mica mi ha detto di essere minorenne, o cose simili. Mi ricordo un conoscente che ha avuto un sacco di casini per una cosa del genere, al tempo si vedeva con sta ragazza egiziana che diceva di essere la nipote di Mubarack …
Ma quello che dico ė che, dopo tutto lo sforzo che faccio per non andare in locali con bimbetti, dopo tutto l’impegno che ho messo per trovare la coguar o la milf della mia vita, dopo tutto sto impegno fottuto per non capitare in questo situazioni, se succede a me… senza parole …che non siano bestemmie.

1. “…devo dirti una cosa, ma non ridere. vorrei salire su da te adesso, ma mi vergogno a dirti che sono vergine e che sarebbe bellissimo solamente passare la notte con te…”
Sarebbe la frase peggiore. Probabilmente. Perchė nel momento in cui me lo dice riuscirei di sicuro ad avere la maschera di cera, la pokerface mentre rispondo con le frasi che Fabio Volo ha scartato dai suoi libri perchė ritenute troppo merdose pure da lui. Mentre dentro di me ci sarebbe l’armageddom, la fine dell’umanità, l’invasione delle locuste, la razza umana spezzata via, terminator che vince! Ma fuori, sul mio viso: la pace. E la cosa peggiore sarebbe quando lo racconto ai miei amici. Perchė inizierebbero tutti a sperare di essere stati li in quel momento, e di potermi aver visto o, al limite, che la cosa possa succedere ancora e ancora, fino a quando loro saranno li presenti, e cosi potrebbero mettere in moto il mio karma e…no no no cazzo.
Amici bastardi.

Ok. Diciamo solo che almeno 4.5 son successe. E non rilascerò ulteriori dettagli.

Happy new fear

Sono sempre stato un cultore dell’ horror, fin da piccolo. Amore profondo, genuino.

Credo di ricordarmi il momento che ha probabilmente decretato l’inizio di questa relazione.

Quella sera, cambiando canale velocemente per non far vedere a mia mamma che stavo controllando con Umberto Smaila a che punto erano i frutteti nei reggiseni delle ragazze CinCin, non sono finito sul Maurizio Costanzo Show fingendo di seguirlo/capirlo interessato, ma sono finito invece, per sbaglio o per destino, su Italia1, mitico tasto 6 dell’epoca, su “I racconti della cripta di zio tobia” trasmessi nel ciclo Notte Horror. Per i pochi cultori, sì, era un martedi.

Il fatto che non fossi tornato dall’amico Umberto appena dopo che mamma ha detto “ė tardi via a letto“, cambiando canale repentino, con il suono dei suoi passi calzinati ancora in corridoio, non mi stupì molto all’epoca.
Ma d’altronde, ti accorgi del momento esatto in cui ti sei innamorato solo quando quel momento è gia passato. Proprio come per le peggiori cazzate.

Da questo amore, magari un po precoce, sulla lunga distanza sono nati forse alcuni problemi.
Cose tipo, ai primi appuntamenti con una ragazza capita di approcciarla dicendo “hai una cicatrice bellissima sul collo! Posso toccarla?!” (Davvero successo).
O, alla domanda romantica “perchė ti piace cosi tanto la neve” rispondi “perchė con la neve il sangue lo vedi sempre“.
Oppure che abbandoni conversazioni quando l’interlocutore fa capire che non vede differenza alcuna tra Gremlins e Critters (sono due Cazzo di cose diverse!).
E altre cose interessanti come il fatto che non ti fiderai mai di un clown, ma attirerà comunque moltissimo la tua attenzione.
… Etc etc etc

Ma sono nati anche punti di forza (ma Che cazzo dico?!). Cose importanti.
Tipo che sai come sì uccide un vampiro, un licantropo o uno zombie. Eventualmente sai come farteli amici. Al limite come diventare uno di loro.
Sai che se una notte mentre torni a casa su una strada solitamente affollata, ma in quel momento desolata, con la Luna piena in cielo appena coperta da alcune nuvole mosse da uno strano vento, beh, molto probabilmente ti sta per succedere qualcosa di altamente merdoso.
E sai che,  se un giorno ti svegli e scopri di essere l’ultimo uomo sulla terra la tua prima esclamazione sarà “oggi senza bigliettoooo!!! Controllore sucaaaa!!!” … o no?
E così via. Cose importanti come dicevo.

Sará per questo che, a parte le ragazze, non ho mai trovato esseri, viventi o meno, reali o meno, che mi potessero spaventare a morte.

A parte uno. Cioè, a parte anche un altro. Che a pochissime ho confessato. Ma tornando a quello pubblico.
A parte uno!

Niente licantropi, vampiri, vendicatori tossici, “killer klowns from outer space“, auto indemoniate, il diavolo, no no no.
Assai peggio, il dentista, il fottuto dentista.

Passatemi il titolo di un film horror in cui il protagonista, immotivatamente assetato di morte,  sia il dentista. Non un dottore generico. Un medico/scienziato pazzo. No no, dentista. Nel film si deve vedere “il pezzo di carta” al muro!
Passatemi quel titolo. Io davanti a quel film potrei far diventare la visione della videocassetta di “the ring” banale procrastinazione video da youtube.

La mia lotta contro il dentista, probabilmente nata poco prima dell’eterna lotta tra il bene e il male, ha avuto uno strano inizio. Adesso realizzo che forse era solo una mia tattica. Inconsapevole tattica. Cercavo di farmelo amico. Gli portavo ogni volta, come ricorda sempre MammaSick, parlando a caso a passanti sconosciuti per strada, dei disegni di tali “exogini”, che dovevano essere una specie di mostri alieni o roba del genere.

Dopo questa prima tattica ho maturato una naturale avversione verso qualsiasi studio medico, medicine, e simili. Il classico coglione che non prende mai medicine, non va mai da medici etc, fino a quando lo trovano al pronto soccorso mentre strisciando a terra, facendo finta di niente chiede candido “passa di qui il 21 ?”. Un emerito cazzone. Ancora oggi sono cosi.

E cosi è andata. L’ascia di guerra negli anni è andata seppellita sotto cumuli di custodie di film horror & co., di scatoloni di traslochi e bottiglie di birre vuote.

Come disse il saggio, ci sono solo due cose che ti staranno sempre alle costole, il puzzo delle tue scoregge e i boomerang ben lancianti.
Per fortuna i film di Bruce Lee ci hanno spiegato meglio che a starti sempre dietro sono i tuoi demoni, le tue paure.
Nel mio caso, il dentista.

Mi è sempre stato dietro con quel cazzo di trapanino accesso, con quel cazzo di rumore continuo che solo pensarci … brrr … cazzooo! Sarà per questo che ho sempre speso un sacco di soldi in cuffie per ascoltare musica a volumi esagerati.

E cambi via, cambi città, cambi regione nazione lingua e junk food preferiti … ma … niente. Bruce aveva ragione. Bruce aveva un dentista.

E anche qui, per problemi vari, sono arrivato al punto di dover affrontare il mio demone. Trallaltro manco sapevo in che lingua affrontarlo qui. Tedesco, come se lo sapessi, inglese, italiano? Se devo morire da un dentista, voglio fargli capire le mie ultime offese. Non vorrei farle andare sprecate.

Tra qualche tentennamento, mille paure, ripensamenti e urla contro la luna piena, fisso un appuntamento in uno studio, nel bel mezzo del quartiere turco.
Quartiere dove di solito esco a fare festa fino a mattina, dove di solito mando messaggi agli amici perchè in qualche stradina laterale durante la notte trovo un kebabbaro che vende doner a 1,50€, dove di solito … manco ricordo che ci facevo.
Insomma, come adesso immaginate lo studio, l’ambiente, il dentista, molto vicino a quella vostra visione c’era la mia.

Entro. Ė gia qui. Il tutto ė assai diverso da come immaginato. In meglio. Tutto bianchissimo, salotto di attesa con divanetti. Che mi fossi sbagliato? Mi vogliono fregare. Ė proprio in un ambiente del genere che si consumano i delitti più cruenti. Non devo fidarmi.

Vado alla reception. Siamo Cmq in germania. Mi tratteranno come una merda ė mi uccideranno a colpi di currywurst. Ci metteranno giorni a capire cosa è sangue e cosa è ketchup sul mio corpo martoriato.
…mmm…no.
La signora si accontenta del mio tedesco stile strumtruppen e prova pure a parlare inglese. Adesso ė ovvio, c’ė davvero qualcosa che puzza qui sotto. E non è roba mia. Non ancora.

E’ il classico inizio finto-fiducioso da film horror.
Mi siedo. Aspetto.

Dentro: terrore, paura e rabbia per il mancato testamento dove infamo tutti senza pietà. Fuori: fingo di seguire sul mega schermo un probabile “studio aperto” tedesco.

Nella mia testa immagino di trovare come dentista lo stesso baffuto kebabbaro incontrato notti prima. Col camice leggermente sbottonato che lascia vedere qualche folto ciuffo riccio scintillante per il sudore. Mentre sì avvicina alla mia bocca con la stessa macchinetta che usa per affettare il tronco di kebab, con l’unto che schizza leggermente per il ruotare a scatto della lama circolare. E proprio mentre è vicino alla mia bocca, forzatamente aperta, improvvisa un sorriso con alcuni denti d’oro buttati lì a caso come i semi nei campi, dicendo, simpaticissimo “oops i did it again”.
Si, la mia mente era al limite.

Mi chiamano. L’assistente mi fa sedere sulla macchina infernale.

La sedia dei dentisti era il primo prototipo per le esecuzioni capitali. Hanno deciso di sostituirla con la sedia elettrica perche piu accogliente, meno crudele. Inoltre consuma meno elettricità di quella del dentista. Nessuno ci pensa mai.

Fisso la luce sparata negli occhi, come nei peggiori interrogatori, come quella che è sempre in fondo ai tunnel. E nella mia testa una voce soave che mi parla in inglese.
Probabilmente non ho retto l’impatto emozionale. Non avrei mai pensato di morire in uno studio dentistico. Che brutta fine.
Ancora la voce soave.

Cerco di uscire dal cono ipnotico della luce, ruoto la testa e … cristo … sono davvero morto … e l’inferno è una figata.
Biondissima, occhi azzurrissimi ( ultimamente ne incontro solo cosi, lo chiarisco solo per confermare il fatto che non mi sto lamentando di questo! ), la ragazza dei sogni della porta accanto.

Esordisce con “ciao, sono il tuo dentista” . Che pensare?!

Ovvio che nel mio incubo peggiore, le mie paure più distruttive, ragazze e dentista, vadano a creare un incubo finale e definitivo combinandosi, ovvio, come ho fatto a non pensarci.
L’importante è tenere le distanze in modo chiaro e deciso. Lei è il nemico. Non mostrare il fianco, mai, non far vedere nessuna debolezza, nessuna esitazione mai. Ne hai visti milioni di film horror, sai come gestire il tutto.  …avrei forse dovuto dedicare più tempo ai film porno?

Le dico, in modo distaccato, i problemi che ho avuto, guardandola fissa negli occhi. Negli occhi azzurri. Fissa. …forse troppo cazzo! Ci ho pensato solo dopo! …ma comunque distaccato e sguardo serio.
E concludo dicendo …. “ah, un ultima cosa importante, ho sempre avuto una paura tremenda dei dentisti” … sorriso e occhi dolci. Ma cazzo! Rovino sempre tutto in fondo. Non ci credo che lo abbia fatto veramente.
Ci stavo gia (inconsapevolmente) provando? Sono stato mosso dalla disperazione!? E’ uno di quei piani talmente studiati alla perfezione che fingo di non ricordare ? ma cazzo.

… comunque, credo sia servito a qualcosa. Gia mi ha chiesto di vedersi un altra volta. Si beh, un appuntamento. …sempre li nello studio, orario di lavoro, ma comunque sempre un appuntamento!

Non può certo essere il mio demone. Bruce si sbagliava alla fine. Bruce aveva una dentista bionda. L’invidia Bruce.  …forse.

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste”. (Verbal Kint in I SOLITI SOSPETTI)

Test: la (mia) vita va da A(cioè B ) a B(cioè A) passando da Z ?

Mai andato d’accordo con la matematica. Forse perché vedendo delle lettere in fila mi aspettavo di più di fare italiano (o appunto Lettere) che matematica.

A + B = C & C – B = A

a menti innocenti, come lo era/è la mia, questo appare più come l’alfabeto che come un espressione matematica. Qualcuno ha voluto confondermi le idee. Ci hanno sempre provato. Ci proveranno sempre. Sanno che ci riusciranno sempre.
E’ per questo che copiavo, che chiedevo aiuto. Ed ho bisogno di aiuto adesso.

Poi, quando le “lettere-matematiche” si mixano con situazioni assurde tipo il treno che va da A a B ecco, è l’inizio della fine.
Il treno. Treni che passano, che si perdono, che ripassano mentre sei al bagno. I treni cazzo. Siamo italiani, abbiamo Trenitalia, che dire, quando perdiamo un treno probabilmente è perché in ritardo, e nn rimborsano manco il biglietto.

back to school.
il problema è di questo ragazzo, e del suo tragitto da A a B. Il primo problema è che il tragitto in realtà è da B ad A. Non solo nn sappiamo se è il tragitto giusto, non sappiamo nemmeno se lo facciamo nel verso giusto! Ancora un altro confine da passare.
E si, la vera equazione è con B(g) e A(o). Il tragitto è da B(g) ad A(o), con B(g) > A(o). Il quesito, in generale: quanto si perde andando da B(g) ad A(o)?
Per facilitare l’operazione aggiungiamo fattori come il tempo, t=3anni. Aggiungere altri fattori renderebbe tutto troppo difficile forse. Ma comunque, il quesito per il quale ho bisogno di aiuto, potrebbe essere:

[ B(g) – A(o) ]/3 = ?

Altro quesito. Il rapporto Z : A. Quale vale realmente di più? Quale scegliere? Z è consolidato. A è tutto da scoprire. Sappiamo quasi per certo che A vale almeno 2 volte Z. Dunque Z : (2*A).
E già questo potrebbe essere abbastanza. Sappiamo che Z durerà almeno 1 altro anno, per certo. Per quanto riguarda A nn abbiamo certezze sicure al 100%, diciamo x. Dunque (Z+1) : [(2*A) + x]. già sto male. basta aggiungere dati.
Abbiamo risultato positivo o negativo da:

(Z+1) – [(2*A) + x] = ?

Ma come dicevo all’inizio, c’è anche la storia di contorno a sti numeri. Tizio che compra X mele, Caio che va da A a B, Sempronio che riempie 2 secchi da 1lt d’acqua etc etc.

Ecco, la storia.
Mario, che vive a B(g) e lavora come designer a Z, dove gli hanno rinnovato il contratto per 1 anno, (Z+1), aumenteranno il salario prossimamente e, porcatroia, si fidano di lui,  domani andrà a A(o) per avere un ultimo colloquio con [(2*A) + x].
[(2*A) + x] ha invitato Mario ad A(o) pagandogli il volo, A/R in giornata, piazzando una macchina con autista all’aeroporto per accompagnare Mario all’ HQ e dicendo a Mario che qualsiasi cosa voglia fare ad A(o), conservi le ricevute, che verranno rimborsate. Mario ancora nn ci crede e allega doc-1.

Schermata 2014-09-18 alle 22.18.51

Risolvendo le due precedenti equazioni, che cazzo dovrebbe fare Mario? Mario ha bisogno di aiuto.

i link ai dati:
B(g)  /  A(o)  /  (Z+1)  /  [(2*A) + x]

saluti e grazie, Mario.

i canottieri indossano la canottiera, i ciclisti indossano i ciclisti.

Tra le varie cose che mi hanno spaventato, da piccolo, c’era pure il calcio. Quello “ufficiale”. quello dove giochi in una squadra vera, e fai allenamenti nel fango e nel freddo, e le docce tutti insieme facendo a chi ce l’ha più lungo. Quello con le partite coi genitori che urlano e strillano. Forse è per questo che il calcio l’ho sempre giocato fuori dalle squadre. In strada. Mi spaventava meno cadere sul cemento e sgrattugiarmi tutto che camminare coi tacchetti. Son particolare. Lo so. Sarà per questo che avendo dovuto scegliere uno “sport-che-fa-bene-alla-crescita”, cosa che viene gentilmente imposta a molti piccoli, io scelsi la pallacanestro.

Che poi la chiamavo basket io. Perché se nn avevo visto quei tipi americani in canottiera saltare da fondo campo e toccare il canestro come se fosse più basso di loro, forse, col cazzo finivo a giocare a basket, pallacanestro, o checazzofosse.

Unito a ciò, in questi giorni, oggi se finisco il post oggi, c’è la finale dei mondiali di basket. Siamo nel 2014. Credo si possa chiamare solo basket. Ovviamente quasi nessuno se lo caga qui in italia. Non scherziamo. I mondiali di basket comparati a Conte che gioca la prima partita ufficiale dell’Italia a solo 2 anni dall’inizio dell’europeo, Valentino Rossi che vince una gara dopo 1 anno e probabilmente prima di 1 ulteriore anno o la formula 1 che …diocheppalleeeeeee nemmeno ce la faccio a vedere che succede adesso nella formula 1, insomma, i mondiali di basket comparati a tutto ciò sono nulla. Niente.

E nn posso nemmeno fare l’alternativo dicendo che segui il basket, addirittura i mondiali, perché ormai per farlo dovrei seguire qualche sport tipo il Kronum  …che cmq è gia vecchio … o simili.

Queste cose, unite poi a questo bellissimo post letto qualche tempo fa ultimouomo.com/maglie-nba/ mi ha fatto fare un salto carpiato back-in-time.

Il bellissimo post spiega, tra le altre cose, processi, algoritmi, legami, speranze, futuri avvenimenti e molto altro che ci sono tra la canotta che indossi e l’inizio del tuo rapporto con la pallacanestro. E non ho potuto non pensare a chi/cosa sono adesso e quali canottiere ho indossato.

Premetto, sono stato un buonissimo basso giocatore di pallacanestro. Rapporto bravura/altezza sconvolgente. ancora mi chiamano Gigi La Trottola, in aggiunta al fatto che importuno costantemente le ragazze. Inoltre ho scoperto di assomigliarli davvero, di faccia dico. Una delle prime cose che mi disse la mia amica giappa Y. poco dopo che eravamo entrati in confidenza fu “conosce Fede Dash Kappei?”.

DashKappei14

Dopo ciò, ecco la mia storia.

Nonostante per me negli anni 90 il basket era Jordan e Jordan era il basket, e tutt’ora lo ammiro immensamente, penso che la prima canotta in assoluto che ho voluto comprare è stata quella dei Magic di Shaquille O’neal (216cm x 147kg).
Shaquille Oneal Black Magic Throwback

Era un po il trend. Ne ero già schiavo. Era un marchio che girava. E cazzo, avrei voluto fare che quel cazzo che mi pareva sotto il canestro come faceva lui. Se avessi all’epoca potuto guardare nel futuro, e vedere le sue danze, sentire i suoi rap e NON vedere i suoi film, me ne sarei affezionato ancora di più.

Mi ricordo che avevo pure comprato la sua canotta della nazionale americana. Il secondo e dimenticato Dream Team.

Poi mio fratello, 9anni più grande, a cui rubavo tutto l’abbigliamento targato Bulls, mi ha regalato una canottiera assai vintage di Larry Bird, dei Boston Celtics. …chi cazzo è Bird ho pensato all’inizio. Poi mi sono informato, mi sono schiaffeggiato, e l’ho indossata. Ma non la sentivo mia. per nulla. era un giocatore troppo serio, troppo dedito a quello che faceva, nato vecchio ai miei occhi come Leslie Nielsen e soprattutto … minchia nn c’entravo in quella cazzo di canotta. non ero un giocatore di basket ma un salamino milanese.

Larry Bird

però ero rimasto affascinato da qualcosa. forse era il colore verde. dato dalla speranza di poterci entrare in quella canotta. forse erano le mie inclinazioni fintofiloartistiche ad affacciarsi timide. verde.

fattostà che la mia famiglia ricca o benestante non lo è mai stata. e la mia storia sta già per andare a chiudersi.

solo mio fratello, ancora lui, che nn ha mai giocato a basket, una volta, ha provato a regalarmi una canotta della nostra squadra locale, che ha giocato pure ad altissimi livelli, ma senza nome e numero sulla schiena, cioè senza anima, senza identità. e non è che l’abbia usata poi così tanto. anche per l’aumentare della giovane panza. Solo anni dopo ho capito quella frase di mio fratello “il nome dietro? ma lo sai quanto vogliono a lettera? non ti chiami Gori, ti chiami Valensise! nn capisci?!” …si, adesso capisco. cmq, negli anni, dopo anni, forza PISTOIA sempre!

E nonostante molti dei miei compagni di squadra più grandi di me, nella mia città, avessero avuto l’opportunità di giocare a basket nei playgrounds, cioè, cazzo dico, nei campini, di Pistoia e Cireglio con un ragazzino americano che viveva lì di nome Kobe Bryant, nonostante ciò, ammetto che i Lakers mi son sempre rimasti sui coglioni, e nn avrei mai comprato una canotta di Bryant. per quanto mezzo pistoiese e completo fenomeno.
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dunque salvando soldi qua e la da figurine, dyland dog, caramelle gommose e arcade videogames in baracci persi, alla fine ho racimolato quel che bastava (cazzo se erano care) per comprare da solo la mia “prima” vera canotta nba. Cazzo non ci credevo. E all’epoca ero sicuro di quella che volevo. Era quella. Era lui.

E adesso le motivazioni si accavallano. Le motivazioni che avevo all’epoca si sovrappongono con quelle che ho scoperto adesso che avrei potuto avere se avessi visto un po di futuro.

Per le sue movenze mentre giocava. Sembrava ballare una quasi-break-dance aerea, un Adriano Celentano volante e pure quando atterrava i suoi comportamenti rimbalzavano tra il dare la mano al difensore a terra o improvvisargli davanti un balletto sono-io-quello-figo-il-perdente-sei-te-merda.

Si si, non è mai sembrato interamente uno buono, ma anche quando faceva la merda, non appariva come in bastardo assoluto. Si faceva i cazzi suoi, nonostante tutto e tutti, in un modo cool. Era un vincente anche se la squadra non vinceva. E poi con quella canotta è stato lui!!! Nel senso, ha cambiato squadre, canottiere, città, ma sono sicuro che il 98% della gente, quando sente il suo nome, lo collega a quella canottiera.

Perché nonostante picchi altissimi in carriera, in atleticità, di tutto, anche lui si è ritrovato panzone, alcolizzato con problemi di droghe ancor prima di aver deciso completamente di voler chiudere la carriera. E solo dopo anni sarei diventato pure “tifoso” della città, solo per tutta la musica che ha dato.

Insomma, nel bene, nel male, nell’assurdo, avevo trovato la mia canotta. O lei aveva trovato me, ovviamente.

Insomma, probabilmente, incosapevolmtente, mi ero innamorato sportivamente di Shawn Kemp con la canotta verde numero 40 dei Seattle .
04 Kemp

Chissà se va in canoa avando la canottiera.



Un futuro vibrante

ammetto, sono una di quelle persone che crede, si diverte a credere, che quando hai strade, percorsi giornalieri nella tua vita, cambiare strada, incrocio ecc possa cambiare in qualche modo la tua giornata, settimana, vita, futuro, altro.
Finita l’intro seria. Passiamo alle stronzate.
Venerdi mattina, direzione ufficio, decido di cambiare strada. Avevo un po più di tempo per vagare, o forse poca voglia di arrivare in ufficio. Normale stato d’animo del venerdi.
Cuffie, musica, caffe. Incrocio, attraverso, e la vedo.
Lei.
Lei è tutt’ora detentrice del premio “collega di lavoro più topa in assoluto che proprio se te lo dico nn ci credi se la vedi nn ci credi comunque e allora che te lo dico a fare quanto topa ė lei”. Consegnato con una solenne cerimonia nelle mie fantasie private.
Ah, le mie fantasie.
Lei l’ho conosciuta in un ufficio berlinese, lavorando per un ecommerce di abbigliamento di marche extralusso e di designers cosi famosi che nessuno li conosce, classica cosa del tipo maglietta bianca 125€. Lei era tra I miei referenti principali per gran parte dei progetti, percio ci ero a stretto contatto spesso. Ecco, ho avuto problemi all’inizio. Per colpa mia ovviamente.
Ma era un po come se mi fossi ritrovato a parlare di progetti lavorativi con la Kim Basinger di 9settimane&mezzo. Precisiamo, il suo livello di bellezza ė di quelli talmente alti che avevo gia escluso a priori qualsiasi minima idea di provarci, ma le fantasie nn si fermano davanti a niente.
Tornando a venerdi mattina. La vedo, e gia questo confermava qualsiasi teoria sul fatto che cambiare strada la mattina ti cambia pure la vita. Almeno per 10min.
La vedo, dopo circa 10mesi che avevamo lavorato insieme, e ovviamente penso che nn si possa ricordare di me, percio mi tengo su le cuffie, tengo su le fantasie, e continuo a camminare e sognare. Sognarla.
All’improvviso la vedo che pedala verso me. Si ricordava perfettamemte. Le mie fantasie inarrestabili. Mi levo le cuffie. Iniziamo a chiaccherare. E tra le varie cose salta fuori che sta per finire il mio attuale contratto. A quel punto lei sobbalza e mi dice che dove lavora lei adesso stanno cercando un designer. La possibilità di lavorare ancora con Kim Basinger, e le mie fantasie che tornano sempre più prepotenti. Mi dice che l’ufficio ė in Kreuzberg, buonissimo, che ci lavora un sacco di gente giovane, perfetto, che è una startup di quelle dove fanno una marea di feste, grigliate sulla terrazza sul tetto, favoloso, che pagano pure bene. Le mie fantasie si stavano nutrendo di tutto quel venerdi mattina. Erano pronte ad esplodere.
La teoria del cambiare lato della strada che fa cambiare vita che funziona a pieno, la collega più topa mai vista che ti ferma per strada e ti propone di lavorare con lei ancora, ero proprio al limite.
Presobenissimo, tra risate, sogni erotici mattutini da sveglio, nuove opportunità all’orizzonte, le faccio solo notare che nn mi aveva detto per quale compagnia lavorasse. E lei… beh, lei inizialmente ha fatto una risatina strana. Poi un po titubante mi dice:
Lavoro per un grande ecommerce di sextoys per uomo e donna. Tale Amorelie.
Ok. Andiamo per gradi.
Reazione #1
Citando Daniele Luttazzi con la bellissima frase: “siamo vicino ad un aeroporto o ė il mio uccello che sta decollando” avrei spiegato tutto benissimo. In realtà nn era il mio uccello,ammetto,erano “solo” le mie fantasie proibite che rompendo ogni recinto stavano allegramente galoppando per berlino. In effetti sono giorni che nn ne ho notizie. E considerando il livello raggiunto,potrebbero gia essere in nuova zelanda. Magari gia sulla via del ritorno.
Reazione #2
Una volta salutato le mie fantasie volanti e galoppanti lassu nel cielo,una volta che Kim ė risalita in sella,mi sono rimesso sulla via dell’ufficio e…mi son detto…nn posso certo mettermi a guardare Sto sito dal computer dell’ufficio! Cellulare alla mano e… wooooow …esiste tutto ciò?!? Ma come? In che direzione? In che buco!? Ma è pericoloso cazzo! Etc etc. pezzi d’arte intendo, pininfarina certe linee e curve nn le disegna! Ma io avrei messo questi oggetti come soprammobili nella mia casa minimal di quando sogno. E poi tipo questo ,se la velocita Massima è troppo forte la Donna fa le scintille!!!

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Reazione #3
Tralascio le scoperte che mi ha riservato la sezione uomini. La potrei prendere assai più tranquilla la ricerca dell’amore della mia vita se fossi tra gli avventori di questo store.
Reazione #4
Sharing is caring. Ne ho parlato ad amici ed amiche e siamo andati su molte pagine di molti articoli del suddetto negozio. È stato tutto molto interessante,pure costruttivo credo. Anche per chi passando accanto al tavolo vedeva sui nostri cellulari determinate cose.

Cmq alla fine pure la piu “open mind” e navigata ha avuto uscite da verginella con la camera arredata di rosa,e,ovviamente,pure la piu mariagoretti ha avuto commenti da maiala DOC. Ma questo lo sappiamo tutti.

Alla fine,per il momento,nn ho risposto a Kim per la proposta di lavoro. Per il cv credo sia meglio restare con la Z,anche se,vuoi mettere il rispondere ai colloqui con 30cm di gommosa esperienza sul cv?!?!

Inoltre il problema principale,da buon Italiano,sarebbe stato la mamma! Ancora nn riesco a spiegarle/farle accettare che lavoro faccio,nn sarebbe furbo aggiungere sto carico. E che carico.

Cmq,la lezione appresa da tutto ciò,che ė meglio avere un vibrante futuro davanti a te, nn dietro,ma cmq, come ultimate postilla, allegata immagine:
MAIS DIRE MAIS.

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